Le
Olimpiadi
Le
olimpiadi antiche. Le origini di
giochi olimpici si perdono nei tempi più remoti, quando la manifestazione aveva
probabilmente le caratteristiche di festa religiosa o di rito funebre.
Successivamente si svolsero in onore del dio Zeus (Giove) nella città greca
d'olimpia, da cui prese il nome. Dal 776 a.C., ritenuto tradizionale l’anno
d’inizio dei giochi, si cominciò ad annotare il nome e la città d’origine
d’ogni atleta vittorioso. Il conto del tempo fu da allora basato sulle
olimpiadi, che si disputarono regolarmente ogni quattro anni, nel mese
d’agosto. Dapprima i giochi ebbero solo un carattere locale, ma con il passare
del tempo la cerchia di partecipanti crebbe sempre di più, fino a coinvolgere
tutto il mondo. Giochi simili si svolsero anche in altre città greche; nessuna
di queste manifestazioni riuscì però ad eguagliare la fama e l’importanza
delle olimpiadi. Nelle prime edizioni si disputò una sola gara, quella della
corsa dello stadio (lo stadio era un’unità di misura pari a circa 191 metri),
che erano praticati su una pista in terra battuta. Col passare degli anni, alla
corsa si aggiunsero altre discipline:
- Atletica
leggera (corse veloci e di resistenza)
- Sport di
combattimento (pugilato, uno scontro senza esclusione di colpi in cui erano
vietati solo i morsi)
- Sport
ippici (gare a cavallo o con i carri)
Completavano il
programma alcune discipline riservate ai ragazzi e ragazze e una gara musicale.
Circa un mese prima dell’inizio dei giochi gli atleti dovevano presentarsi ai
giudici. Per essere ammessi dovevano dichiarare le proprie generalità e la
località d’origine. Potevano iscriversi solo cittadini greci, mentre erano
esclusi gli schiavi e le donne, ammesse come spettatrici, solo se non erano
ancora sposate. Per quattro settimane i concorrenti dovevano allenarsi sotto il
controllo dei giudici, per dimostrare le proprie condizioni fisiche e la
possibilità di ben figurare in gara. Terminati i preparativi, atleti,
allenatori, giudici e accompagnatori vari si trasferivano a piedi ad Olimpia
dove si svolgeva la cerimonia d’apertura, giuramento olimpico e accensione al
fuoco sacro. Alle gare accedevano solo gli atleti migliori, selezionati nella
fase preparatoria, che si affrontavano in eliminatorie, seminali e finali; i
confronti erano sempre ad eliminazione diretta. Contava solo la vittoria:
arrivare secondi era una sconfitta. Nel Pentathlon, gara composta di cinque
esercizi (lancio del disco e del giavellotto, salto in lungo, corsa dello stadio
e lotta), voleva in principio della triplice vittoria: era cioè dichiarato
vincitore l’atleta che si trovava in testa in tre delle cinque discipline. Gli
atleti gareggiavano nudi e usavano cospergersi il corpo d’olio prima della
presentazione. Se qualche atleta infrangeva il regolamento, era punito dai
giudici con frustate o in casi estremi con la squalifica. I vincitori erano
premiati l’ultimo giorno, durante una solenne cerimonia con una corona di
foglie tagliate dall’ulivo sacro. Banchetti e festeggiamenti concludevano la
manifestazione. Grandi onori e ricompense attendevano gli atleti vittoriosi, al
ritorno in patria; una vittoria olimpica era, infatti, motivo di gran vanto per
ogni città greca, che vedeva così accresciuto il proprio prestigio in tutto il
mondo. Finanziati dallo Stato, atleti della Grecia si prepararono per prevalere
nelle varie discipline atletiche, perfezionando la tecnica e l’allenamento
specifico per ogni sport. La storia delle olimpiadi antiche termina nel 393
d.C., dopo oltre mille e cento anni, con la proibizione dei giochi, ritenuti
pagani dall’imperatore romano Teodosio.
